TERZO ALTARE A DESTRA

 

Guercino, “Madonna coi SS. Pancrazio e (?) Chiara”, 1615-16 ca., olio su tela

 

Si tratta di un quadro dalla composizione molto semplice, essenziale negli elementi e nella struttura figurativa a tradizionale composizione piramidale: Madonna con bambino in alto, compresa tra due santi in basso San Pancrazio (2) e una santa identificabile, forse, con Santa Chiara.

Interessante anche l’apertura alle spalle delle figure. Si tratta di un paesaggio d’invenzione con luce di tramonto, atmosferica, in un momento della giornata in cui non c’è né piena luce né piena notte per cui i colori del cielo si confondono come in una grande macchia, secondo uno stile pittorico che diverrà tipico del Guercino più maturo.

In questa scena ambientata all’aperto non ci sono fonti di luce che illuminano questo o quel particolare, ma appunto tutto è avvolto da degli effetti di luce naturalistica che si ritroveranno anche in quadri del Guercino degli anni successivi.

Vediamo i singoli personaggi:

  1. Pancrazio, qui in armatura medievale, mentre storicamente lui è stato un martire di epoca romana (2), si trova spesso in contesti rurali perché protettore dei raccolti: per questo ha le spighe in mano e fa letteralmente da contraltare a San Bovo protettore degli allevamenti. Ancora una volta si sceglie di raffigurare un santo che ha a che vedere con il contesto specifico della committenza, comunitaria o privata che sia, e della chiesa destinata ad ospitare l’opera. A Renazzo, nel ‘600 la coltivazione del grano era sicuramente la più diffusa e importante delle coltivazioni. L’abbondanza della mietitura in un’epoca in cui l’attività contadina riguardava la gran parte dei lavoratori della nostra zona, era garanzia di sopravvivenza per tutte le famiglie del territorio (3).

In questo quadro è lo sguardo di S. Pancrazio diretto verso di noi a stabilire il contatto con chi ammira il dipinto. Impossibile non notare la grande somiglianza dei volti dei due santi che si guardano dai due altari di qua e di là dall’altare maggiore, quindi appare convincente l’ipotesi che in questo caso Guercino si sia servito di disegni, o schizzi realizzati grazie alla posa di un uno stesso “modello”, probabilmente eseguiti nel suo studio di pittura dal vivo a Cento.

La Madonna è assisa su un “trono di nuvole” ed è colta nel gesto squisitamente materno di baciare con dolcezza il proprio bambino, il Bambin Gesù, che però si torce all’indietro, a sua volta con reazione tipica dei bambini in simili situazioni. In questo modo Egli incrocia il proprio sguardo con quello della santa in ginocchio ai piedi della Madonna, forse S.Chiara. Solitamente questa Santa non è rappresentata così,  e questa identificazione si poggia sull’idea che esista un altro pendant con la tela del contraltare: come San Pancrazio “corrisponde” a San Bovo, così a San Francesco “corrisponde” S. Chiara.

 

(2) San Pancrazio è un santo di epoca romana martirizzato per decapitazione durante le persecuzioni di Diocleziano (nel 304 d.C). Sul luogo del martirio (lungo la via Aurelia, a Roma) si legge ancora una lapide “Hic decollatus fuit Sanctus Pancratius”. I suoi resti sono conservati nell’omonima basilica che si trova sempre a Roma.

(3) A mo’ di nota di colore, ci piace pensare che non sia un caso che ancora oggi il paese vanti la presenza di uno dei più grossi Molini di tutta Italia. Vero è che a questo deve aver provveduto anche la benevola intercessione di Santa Caterina d’Alessandria, patrona dei mulini e dei mugnai, di cui ben tre raffigurazioni sono presenti nella nostra chiesa, una delle quali nel quadro in alto a destra in questo stesso altare, dove la Santa è in piedi appoggiata a una ruota dentata, che ricorda una macina, suo tipico elemento di identificazione iconografica.

Madonna con San Pancrazio e Santa Chiara