ANCONA ABSIDALE

 

Benedetto Gennari jr., “San Sebastiano”, 1653, olio su tela

 

Questa tela deve il suo grandioso impatto visivo, oltre che alla bellezza dell’opera in sé, anche all’imponente cornice di preziosi ed elaborati stucchi in cui è stata incastonata nell’ ancona absidale della attuale chiesa.

L’opera, infatti, fu commissionata al Gennari jr., nipote del Guercino, presumibilmente come pala dell’altare maggiore della precedente chiesa che, però, era di minori dimensioni.

Nel nuovo e molto più ampio edificio, per conservarne una collocazione centrale, come ben si addiceva alla rappresentazione del santo titolare, l’architetto Dotti dovette ricorrere a questo escamotage architettonico per riproporzionarne le dimensioni complessive e garantire un effetto monumentale alla visione d’insieme.

La tela è, di fatto, una copia del Gennari jr di una identica tela realizzata dallo zio e maestro, oggi conservata a Palazzo Pitti di Firenze e raffigurata qui sotto.

In quella come in questa, “l’ambientazione della scena in un oscuro paesaggio, illuminato da scenici squarci di luce, pone in maggiore evidenza il giovane corpo del martire, chiaramente realizzato ispirandosi ad un torso antico ma senza tralasciare quell’evidenza naturalistica che lo rende così efficacemente commovente per chi lo contempli. L’angelo in alto a sinistra sembra voler consolare Sebastiano in un significativo e toccante dialogo di sguardi, reso ancor più patetico dalle luci che circondano l’angelo e incorniciano gli occhi del martire”. (Silvia Mascalchi, in Uffizi ).

La copia mette in evidenza la perizia tecnica con cui l’allievo prediletto del Guercino, dimostra di averne assorbito la lezione. In un’immaginaria riflessione del Maestro di fronte al san Sebastiano di Benedetto, così la centese e storica dell’arte Valeria Tassinari ha voluto far esprimere il Guercino: “la copia gli è venuta proprio bene, l’incarnato del santo nudo splende potente sull’ancona e contrasta con il blu oltremarino del paesaggio, il turbamento del suo viso supera la sofferenza e si eleva alla visione della luce divina che cala dall’alto.